Storia della città di L’Aquila

La città de L’Aquila è da sempre legata al numero 99: 99 i castelli, 99 le chiese, le piazze e le fontane, 99 cannelle e 99 rintocchi della campana del Duomo.

La spiegazione a un così grande numero di chiese, palazzi, piazze e fontane deriva dalla genesi della città. La tradizione vuole, infatti, che sia stata una federazione di 99 castelli (i villaggi circostanti) a contribuire alla costruzione della città, voluta da Federico II e da suo figlio Corrado IV.
Ad ogni castello fu assegnato uno spazio in cui costruire il proprio rione e provvedere all’edificazione delle principali opere di urbanizzazione dell’epoca, ovvero una piazza, una fontana e una chiesa.

Sorsero così tanti piccoli quartieri, singoli rioni affiancati gli uni agli altri, distinti nel nome che ne ricordava il castello di nascita, ma uniti da un’unica voce: “Aquila“.
Da qui deriva il ripetersi del numero 99, con tutte le piazze, chiese e fontane che tuttora si possono ammirare. E per tenere viva questa tradizione ancora oggi, ogni sera al tramonto la campana della Torre Civica batte 99 rintocchi.

Dopo la fondazione della città fu necessario costruire una cinta muraria per difenderla dalle irruzioni di soldati di ventura e l’ampiezza di tali mura dimostra che la città visse, in quell’epoca, un importante incremento demografico e urbanistico.

Centro di rilievo sul piano politico-militare, lo divenne ben presto anche su quello religioso quando papa Alessandro IV, nel 1257, la scelse come sede vescovile.
Negli anni in cui era in atto la contesa tra il Papato ed l’Impero, la città rimase fedele alla Chiesa e per questo pagò duramente. Rasa al suolo, rimase abbandonata per sette anni fino al 1266, quando Carlo I D’Angiò dette inizio alla ricostruzione della città, e nel 1272 si ricominciò la costruzione delle mura cittadine e si divise la città in quattro quartieri o quarti.

Il 29 agosto 1294 L’Aquila assisté all’ascesa pontificia dell’eremita Pietro da Morrone, che fu incoronato Papa con il nome di Celestino V presso la basilica di S. Maria di Collemaggio al cospetto di Carlo d’Angiò, dei cardinali e dei fedeli esultanti. Nello stesso giorno egli proclamò la Grande Perdonanza, un giorno di Riconciliazione durante il quale era concessa un’indulgenza plenaria, con la completa assoluzione dai peccati commessi.

Nel XIV secolo L’Aquila divenne il centro più importante del regno angioino dopo Napoli, grazie al fiorire dell’industria della lana e della seta, alla lavorazione dei merletti e all’affermarsi della coltura e del commercio del prezioso zafferano, conquistando rinomanza europea.

Nel 1349 L’Aquila fu gravemente danneggiata da un violento terremoto, in seguito al quale fu, tuttavia, ricostruita. Nel XV secolo L’Aquila si vide riconosciuto il diritto di battere moneta e vide la nascita di una università, che sarebbe diventata ben presto famosa.

Il fervore della vita cittadina cominciò a scemare e lo spirito d’indipendenza fu soffocato durante la lotta tra i Francesi e gli Spagnoli per il possesso del Regno di Napoli.
Fu allora, nel 1532, che venne eretto il Forte Spagnolo, imponente e minaccioso, per reprimere l’audacia degli aquilani che avevano organizzato una sommossa.

Nel 1647, la città si ribellò di nuovo agli Spagnoli e fu per questo condannata a dure repressioni economiche e sociali, che ne causarono un lento declino. Ad aggravare ulteriormente la situazione, influirono i terremoti del 1646 e del 1703, quest’ultimo talmente violento da radere la città al suolo. L’Aquila fu ricostruita ma non riacquistò più l’antico splendore.

Nel 1738 la pace di Vienna pose fine alla dominazione spagnola, ma solo pochi anni dopo, nel 1799, L’Aquila insorgeva di nuovo contro l’occupazione dei francesi e anche questa volta pagò duramente con violenti saccheggi.

Alla fine dell’Ottocento gli aquilani appoggiarono la causa della libertà e dell’unità d’Italia, partecipando ai moti rivoluzionari. Nel 1860, dopo aver riconquistato a fatica l’antico splendore, grazie anche a una forte ripresa economica, L’Aquila ottenne il titolo di capoluogo della regione Abruzzo.

Facendo un grande salto fino ai nostri giorni, nel 2009, come molti sapranno, la città è stata martoriata da un nuovo terremoto che ha causato oltre 300 vittime e distrutto buona parte del centro storico. Da allora i lavori, seppure incessanti, hanno ridato vita solo a una piccola parte di quello che era un tempo mentre il tessuto sociale, ad oggi, resta disgregato.
Tuttavia diversi dei principali monumenti sono già stati restaurati ed accessibili e in particolare nel weekend, da giovedi a sabato, il centro storico torna a vivere particolarmente nelle ore serali e notturne, quando i molti locali in centro attirano centinaia di persone.